Chi siamo
Una storia di famiglia dal 1960
Antonella e la sua visione
Mi presento – sono Antonella, Cheli, la direttrice d’orchestra del Ristorante Pizzeria il Timone.
Un locale fondato nel 1960 dai miei genitori quando ancora il mare arrivava dove adesso abbiamo i tavolini esterni – io sono nata qualche anno dopo. Il Timone ha sempre proposto la cucina tipica ligure, quella del territorio. Né per trend, né per moda: nel 1960-70 si era soliti cucinare i piatti tipici, quelli che si potevano trovare sulle tavole delle famiglie. Ancora oggi il Timone propone una cucina che ha le proprie radici nelle ricette storiche di mio padre e dei cuochi che si sono avvicendati in cucina. Ricette arricchite da un impiattamento leggermente più attuale. Il locale offre la possibilità di fare una gustosa seconda colazione dalle 10.30 del mattino, proseguendo con il pranzo e di poter prendere un aperitivo già alle ore 17.30, magari anche una merenda sul mare, per poi continuare con una cena. Si affaccia esattamente sul mare, di fronte all’incantevole Isola Palmaria. È un posto dove si può fare una bella cena, stappare una buona bottiglia di vino, oppure semplicemente sorseggiare un buon Passito dopocena, magari accompagnato un buon dolce che viene prodotto giornalmente al Timone.


Il legame con la terra
Il mio legame con la terra nasce da molto lontano, quando era ancora una bambina e frequentavo una cara zia che viveva sopra le colline di Spezia, il luogo d’origine della mia famiglia. Questa zia aveva un orto fantastico, bellissimo e ben strutturato. I miei zii coltivavano verdure e allevavano galline. La mattina quando ero in “vacanza” da loro, bevevo l’ovetto bello fresco della gallina. Durante la giornata si raccoglievano i pomodori, le insalate, i fagiolini verdi, i fagioli borlotti. Dipendeva dal periodo dell’anno: i miei genitori non avevano molto tempo, erano impegnati con il ristorante e mi mandavano da mia zia. L’esperienza immagazzinata durante quel periodo della mia vita – probabilmente anche in maniera inconscia – mi ha permesso qualche anno fa di acquisire una sensibilità maggiore sull’argomento orto: sono nati “Gli Orti del Timone“. Un giardino coltivato tra i muretti a secco, con l’uliveto e l’orto, per un totale di circa 8.000 mq. Qui produciamo tutto quello che usiamo stagionalmente per i nostri ristoranti. Ne siamo veramente felici e orgogliosi…



Filosofia
Il Timone è un ristorante. Anzi, via la parola “ristorante”. Il Timone non è un ristorante, il Timone è: “Il Timone: Liguria da gustare”. Cosa voglio dire? Il Timone è un posto dove mi siedo al tavolo e assaggio quelli che sono i sapori del territorio: quei sapori nati dalla forte tradizione delle ricette di famiglia, dal 1960.
Ancora oggi noi continuiamo ad eseguire fedelmente questa tradizione, tant’è che abbiamo clienti anziani/nonni che spesso e volentieri portano i nipoti ad assaggiare le acciughine ripiene, le stesse che mangiavano i ragazzi che venivano da mio padre. I nonni le vogliono far assaggiare ai nipotini perché dicono, “è un’esperienza che tu devi fare”.
Spesso e volentieri il nipotino apprezza, nonostante sia abituato a un tipo di cibo più moderno. Siamo quindi fortemente legati alle tradizioni, alle ricette classiche, tradizionali tramandate dalla famiglia, abbiamo però anche un occhio rivolto all’innovazione.
Per noi l’innovazione è la ricerca del nuovo piatto, sempre fatto però con prodotti legati al territorio. Il nostro orto a Portovenere, gli orti del Timone ci forniscono giornalmente prodotti freschi, stagionali che alimentano la nostra voglia di innovazione. Siamo negli anni sessanta, il Timone apre. Ci troviamo nel periodo storico della tavola calda.
Penso che il concetto di “ristorante pizzeria” sia fortemente limitativo e chiuso. Due parentesi non possono racchiudere una cosa così incredibile: la ristorazione è la ristorazione; la cucina italiana è la cucina che parla di pizza, tiramisù e pasta al pesto. Non si possono blindare dei prodotti all’interno di sigle come “ristorante”, “pizzeria” "focacceria". Usiamo la sigla “Il Timone: Liguria da gustare” per racchiudere tutti i prodotti del territorio ligure ed italiano: dai prodotti che escono dal forno, fino a quelli che escono dalla cucina.
Oggi forse non abbiamo più presente cosa sia la tavola calda. La tavola calda è un luogo a metà strada tra ristorazione e rosticceria. Propone piatti tipici già cucinati: le verdure ripiene, le lasagne. Tanto per dirne due. Dal 1960 ad oggi c’è stato un passaggio in mezzo, un passaggio già fatto dalla mia famiglia intorno agli anni '80: il Timone, da tavola calda, diventa ristorante e pizzeria - perché anche la ristorazione subisce i percorsi delle mode ed è legata al tessuto sociale.
La Storia
Il Timone è nato nel 1960, quando a Portovenere non c’era ancora la strada a doppio senso: si scendeva per un’unica strada e si risaliva per quella stessa strada. Di fronte al Timone non c’erano né la strada, né il porticciolo ma solo gli scogli e il mare. Dalla piazzetta si arrivava direttamente passando sopra un piccolo sentiero. I miei genitori hanno aperto questo ristorante sul mare, l’acqua si poteva quasi toccare con i piedi. La nascita de il Timone è stata l’inizio di una storia fantastica, resa possibile da mio padre Marino e da mia mamma Toni. Arrivando ai giorni nostri, anch’io entro a far parte de il Timone. Nel corso degli anni ho seguito sempre da vicino quello che facevano i miei genitori, per poi innamorarmi e appassionarmi a questo mestiere e a questo locale. Ad oggi siamo arrivati alla terza generazione perché all’interno del locale ci sono anche i miei due figli, pure loro sono stati contagiati da questo grosso virus d’amore per la ristorazione. Il Timone proponeva inizialmente una forma di “tavola calda” (termine adesso un po’ in disuso).

La tavola calda era quella che adesso possiamo chiamare trattoria: un posto dove si facevano i piatti della cucina più tipica, un misto tra una trattoria e una rosticceria: i muscoli ripieni, le verdure ripiene, le lasagne al pesto, il crème caramel che una volta era un dolce molto tipico fatto all’interno del forno. Ora è passato un po’ di moda ma è sempre molto buono se è fatto bene. C’è stato poi un piccolo cambio nel locale, più che altro nella forma perché ai miei genitori sono subentrata io e come in tutte le cose, quando c’è una mano diversa, si respirano un sentimento e un’atmosfera diversi. Noi rimaniamo molto fedeli a quelli che sono stati i primi passi fatti della nostra famiglia: alle ricette tradizionali e al rispetto del cliente. Abbiamo ancora clienti che vengono da noi e che ricordano la figura di mio padre e di mia madre. Si tratta di persone ovviamente molto anziane, ci fa molto piacere. I nostro clienti sono persone di tutte le età: bambini piccoli che poi ci ritornano a trovare dopo anni con la famiglia; i nonni che sedendosi alla nostra tavola ci raccontano come era il Timone nel 1960-65. E oggi, lo vedrete, il Timone è un insieme di tutte queste cose: una storia ricca, una lunga strada, arrivando ad oggi non solo io ma anche i miei figli entrano a far parte di questa fantastica storia!

